Il pericolo Cina

La repubblica popolare cinese riversa ormai da anni prodotti nel nostro continente. Questo è dovuto in parte al basso costo della manodopera, ma non solo. Scopriamo alcuni retroscena.

 

Made in PRC, accompagnato da un rassicurante logo CE, sono effigi alle quali siamo abituati da tempo, ma che nascondono pericoli molto insidiosi. Molti di voi sanno che il suddetto acronimo, che rappresenta il nostro Comunità Europea, è stato guarda caso “mutuato” dai cinesi per il loro “China Export”. Molte meno persone conoscono i retroscena che consentono a questi insidiosi competitor di praticare prezzi così bassi in tutto il mondo. La crescente immigrazione verso i centri urbani industrializzati cinesi, ha obbligato il governo centrale a creare condizioni di occupazione che non trasformassero questo fenomeno demografico in fattore di potenziale conflitto sociale. Per questo motivo si è mantenuta una bassa tecnologia produttiva, affinché il lavoro umano rimanesse il perno attorno al quale ruotava l’azienda e fosse contemporaneamente assicurato un reddito – ancorché minimo – a milioni di persone.

Questa logica spiega in massima parte la scarsa qualità dei prodotti reperibili presso bancarelle e su scaffali dei supermarket delle nostre città, ma non è di per sé stessa sufficiente a chiarire come possano mettere in vendita prodotti ad un prezzo inferiore al costo delle materie prime utilizzate.

Come fanno? Presto detto. Il governo cinese retribuisce sotto banco le aziende che esportano, in modo che esse possano essere molto più competitive rispetto a tutti i loro concorrenti, ovunque si trovino. Questa pratica illegale, nota con il termine dumping, tende ad estromettere dal mercato ogni altro operatore utilizzando la leva finanziaria, per poi diventare leader indiscusso e praticare tariffe molto meno accessibili.

Acquistando prodotti scadenti dagli scatoloni sui quali possiamo leggere “tutto a 1 Euro” non stiamo facendo altro che incentivare ed accelerare il processo autodistruttivo. Ed oltre al danno la beffa. Le punte da trapano appena comprate si riveleranno ben presto inutilizzabili e non ci resterà altro che giustificare l’improvvido acquisto con un ingenuo ed altrettanto autoassolutorio pensiero: “in fondo non ho speso un granchè”…

Siamo consapevoli di questo? Probabilmente si, ma la tentazione di perseverare in questo comportamento autolesionistico per un immediato ed effimero vantaggio, ci porterà ben presto a dipendere da fornitori senza scrupoli, desiderosi di sopraffarci economicamente. A fronte di questa politica aggressiva il governo USA sta rispondendo con il “Buy American“, un incentivo che premia le aziende americane ad acquistare materie prime, semilavorati e quant’altro da imprese americane. E noi? Risolviamo tutto e plachiamo le richieste che arrivano dal mondo produttivo col Jobs Act. Panem et Circenses.

 

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