Come si comporta oggi un professionista che deve vendere?

Con il termine “professionista” intendo tutti coloro che dispongono di alte competenze tecniche, specifiche di molti settori, offrono i loro servizi e la loro consulenza a provati ed aziende: ingegneri, commercialisti, notai, geometri, fiscalisti, formatori, consulenti del lavoro, informatici, medici specialistici, avvocati e tanti altri.

Tuttavia, molte di queste attività non si sviluppano come potrebbero o addirittura falliscono per un errore fondamentale: il professionista centra tutta la sua strategia di sviluppo sulla sua competenza, sull’illusione che essere ben preparato e orientato al cliente, sia sufficiente per poter aprire uno Studio ed affacciarsi al mercato.

E quelli più penalizzati sono i più giovani: se non hanno avuto la fortuna di avere il nonno o il papà che dispone già di uno Studio avviato, dopo gli studi e un po’ di praticantato, affittano un ufficio, o usando il proprio denaro (se c’è…) o con un prestito dalla banca. Mettono una bella insegna sulla porta, spargono la voce tra gli amici e …aspettano.

Ben presto si accorgono che mentre le spese corrono, i futuri clienti non sgomitano per entrare in quell’ufficio ed affidarsi a lui.

Finalmente, un potenziale cliente si fa vivo e gli chiede informazioni. Pensando di fare cosa saggia, commetterà un errore mortale: gli darà un sacco di informazioni, gli dirà cosa può fare per lui, cercherà di fargli capire che è ben preparato e che la sua fiducia sarà ben riposta.

Qual è l’errore? Parlerà per il 90% del tempo e farà domande per l’altro 10%, mentre chi si intende davvero di vendita sa che questi due dati numerici vanno assolutamente invertiti.

Il cliente lo ringrazierà tanto e gli dirà che “ci pensa”, ed andrà ad informarsi anche da altri concorrenti.

E il professionista aspetterà ancora…

Con zero (o pochi) clienti che entrano e l’ansia delle spese che corrono, si rischia un secondo errore mortale che si ripercuoterà poi per tutta la carriera: non essendo esperto di marketing, il consulente abbassa i prezzi, sperando di riuscire in tal modo a strappare qualche cliente alla concorrenza.

Peccato che il solo risultato che otterrà sarà quello di sminuire la propria immagine, abbassare il livello qualitativo dei suoi clienti e ridurre il proprio margine di profitto.

Può sembrare una parodia, ma la stragrande maggioranza dei professionisti che ho conosciuto non ha la minima idea di cosa sia fare marketing e vendita negli studi professionali.

Un Professionista è prima di tutto un imprenditore che deve trovare clienti o farsi trovare da loro.

Poi deve convincerli ad affidarsi alle sue capacità.

Infine, agirà da esperto e specialista e risolverà problemi ed esigenze dei propri clienti.

Il primo punto, “trovare clienti o farsi trovare da loro” è il Marketing. E qui ecco la prima difficoltà: raramente un ingegnere, un avvocato, un impiantista ha studiato marketing.

Anzi, tende a paragonarlo alla pubblicità e considerarlo come una attività poco dignitosa, non confacente alla propria serietà e professionalità.

Invece, al giorno d’oggi saper far marketing è il punto principale di ogni attività: se un bravo fornaio prepara dell’ottimo pane in uno scantinato o garage, ma la gente non sente il profumo del pane appena sfornato, quel pane farà la muffa sui bancali. Come farà la polvere sulla scrivania o sul Diploma o Laurea appesa al muro…

Secondo punto, “convincerli ad affidarsi alle sue capacità”, sono le azioni di Vendita.

Peccato che la parola “vendita” faccia venire al professionista quasi una sensazione di fastidio, di volgarità, di falsità. Quante volte ho sentito “Ma io non vendo nulla, sono un professionista!”

Molte persone non hanno ben chiaro il concetto attuale e moderno di “vendita professionale”. Già tra gli stessi addetti alle vendite, agenti, rappresentanti, tecnici-commerciali, scatta spesso l’equivoco, figuriamoci fra chi non è avvezzo alla vendita occupandosi d’altro: i professionisti ed i consulenti, appunto.

Chiariamoci subito: il professionista non è un venditore, rimane un professionista; tuttavia, nell’organizzare il proprio lavoro ed il proprio Studio, in alcuni momenti deve necessariamente fare attività di vendita e farla bene!

Ultimo punto, “esperto e specialista”, nella metafora del fornaio, è l’arrosto. E deve essere molto buono.

Quando il cliente ha accettato la proposta, finalmente il professionista potrà giocarsi le proprie competenze tecniche: attenzione alle esigenze del cliente, anche quelle inespresse, preparazione ed aggiornamento continuo.

Queste tre competenze andranno sempre aggiornate costantemente, non pensiate di tirare i remi in barca: marketing, vendite e specializzazioni, in questo mondo, invecchiano rapidamente.

Eros Tugnoli

I 7 comandamenti per il massimo risultato nelle vendite

Per 35 anni ho studiato vendite, venditori e clienti: ne ho viste davvero di tutti i colori.

Ci sono però alcuni punti in comune che favoriscono il miglior risultato: sono come dei “Comandamenti”, scritti non da me (ci mancherebbe…), ma dalle esperienze dei migliori venditori che ho visto all’opera.

  1. PREPARAZIONE STRATEGICA O IMPROVVISAZIONE?    Il 90% affida all’improvvisazione, anche se basata sull’esperienza, la trattativa col cliente. Pochissimi si preparano anticipatamente.

Chi ha ragione? La terza via: vanno usate entrambe, ma in momenti diversi. Il professionista prepara la trattativa con attenzione, ipotizzando varie soluzioni da proporre e valutando anticipatamente le ipotesi possibili. Le applica durante la trattativa e, in caso di veri imprevisti o eventi inaspettati, improvvisa.

  1. INTERVISTA NEGOZIALE

Da non confondere con l’analisi dei bisogni del cliente, è il momento più importante di tutta la vendita.

Bisogna avere una grande abilità a fare domande e a far parlare il Cliente, per cercare di capire alcuni dati fondamentali tipo chi ha il potere decisionale, chi ne può influenzare le scelte, chi sono i concorrenti, che prezzi fanno e con che proposte, dove siamo più concorrenziali e dove meno, a quali tipi di ragionamenti è più sensibile, ecc.

Una buona intervista negoziale deve essere fatta tra l’approccio iniziale e la presentazione dei propri prodotti e servizi.

Ha tempi molto diversi da settore a settore, ma se fatta bene non può durare meno di 10-15’.

Tutti i migliori venditori che ho visto all’opera avevano sviluppato questa grande abilità. Molte domande, poche parole, grande attenzione ad ogni segnale anche non verbale. 

  1. MENTALITA’

Il vostro lavoro di vendita non si può limitare a chiedere al cliente di cosa ha bisogno e a presentare bene i propri prodotti, come fanno in molti, purtroppo…

Così facendo, non sarete voi a vendere, ma semplicemente non …avrete impedito l’acquisto!

I professionisti della vendita hanno una mentalità attiva di analisi, di proposta, di propositività, non sono passivi o “obbedienti” ad ogni richiesta del cliente.

Si deve trasmettere forza, positività e sicurezza in sé stessi, il cliente deve percepire l’orgoglio che voi avete di lavorare per la vostra azienda.

  1. RELAZIONE

Spesso ridotta al minimo indispensabile, è invece la fonte di influenzamento principale che potete mettere in atto.

Non dovete concentrarvi solo sui vostri prodotti o sulle vostre proposte, ma sul rapporto interpersonale con l’interlocutore: sorridete spesso e guardatelo dritto negli occhi e fatelo sentire ascoltato, dimostratevi interessati ai suoi argomenti, gratificatelo.

Cura della persona, abbigliamento adeguato e curato, cordialità, educazione, rispetto, faranno il resto.

Ricordate che il vostro modo di relazionarvi col cliente è la prima delle “differenziazioni” che potete avere con i vostri concorrenti.

  1. OBIEZIONI? RISPOSTE SCRITTE!

Le aziende meglio organizzate commercialmente e i venditori Top hanno messo per iscritto tutte le risposte possibili alle principali obiezioni.

Le studiano, se le scambiano, le aggiornano regolarmente. Poi imparano a dirle con sicurezza.

Credo che sia l’ovvietà più utile e meno utilizzata dal personale commerciale, a tutti i livelli.

Ancora non riesco a capire perché…

  1. PAURA DEL PREZZO

Dopo 30” che parlate del prezzo dei vostri prodotti, il cliente avrà dei prezzi l’opinione che avete voi.

Quindi, invece di lamentarvi dei vostri prezzi e di invidiare i concorrenti che hanno prezzi inferiori, “fateveli piacere” ed imparate a difendere il valore del vostro prodotto, con orgoglio e fermezze.

Fate capire al cliente i vantaggi ulteriori che avrà a lavorare con un professionista affidabile come voi, con una azienda partner e sicura come la vostra e con i servizi che avrà a disposizione.

Poi entrate in trattativa e…

  1. CAPACITA’ DI NEGOZIAZIONE

…e qui inizia il vero lavoro!

Non fate sconti, ma proponete servizi mirati alle sue vere esigenze, quantità diverse, prodotti alternativi e vantaggi per lui e per il suo business.

Qui vi giocherete le carte che avrete preparato e studiato nella fase “preparatoria” della vendita, senza bisogno di improvvisare e con decisione.

Sono regole da non dimenticare e da applicare sempre, con implacabile determinazione per passare dalla professionalità al “Professionismo” nelle vendite.

La differenza tra i due termini? Circa un 20-30% di fatturato in più.

Eros Tugnoli

Il marketing esperienziale

Il marketing esperienziale sta diventando molto popolare come nuovo modo per attirare l’attenzione del consumatore e coinvolgerlo nella decisione di acquisto.

Le aziende utilizzano questa strategia, perché è un modo per essere conosciuti prima dei propri concorrenti ed uno strumento per venire riconosciuti in fase di acquisto ripetuto, tutto grazie ai test condotti dai consumatori nel punto vendita.

Fare vivere un’esperienza è quindi uno dei modi migliori per aiutare il consumatore a scoprire e capire davvero le funzioni di un oggetto. Il motivo principale per cui si è scelto di utilizzare il marketing esperienziale, tuttavia, è che contribuisce a promuovere e lanciare una novità nel mercato, grazie alla curiosità connaturata nel genere umano.

Il pubblico ha dimostrato di comprendere più facilmente le funzioni di un nuovo prodotto quando lo può sperimentare, piuttosto che informandosi tramite i media. Il marketing esperienziale, inoltre, è in grado di stimolare il passaparola, elemento chiave nello sviluppo del mercato. Il passaparola è la campagna di marketing più efficace e credibile perché i consumatori soddisfatti che suggeriscono qualcosa sulla base della loro esperienza personale, sono una fonte non interessata e quindi molto credibile. Si stima che il 90% dei consumatori si fida della raccomandazione di amici e di conoscenti. Il presupposto del marketing esperienziale consiste nel creare forti legami tra marca e cliente, attraverso i cinque sensi.

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Coronashock

Uno shock. Uno shock economico e psicologico che lascerà un segno indelebile. Cosa succederà? Come reagiranno i miei clienti? Come farò a convincere nuovi clienti a scegliermi come fornitore?

Non è facile dare una risposta immediata. Si dice che “per ogni problema complesso, esiste una semplice soluzione… che è sempre sbagliata”. Sì, perché rispetto a quanto sta succedendo è davvero improbabile che si porrà rimedio con una soluzione semplice.

Alcune considerazioni, o per meglio dire ipotesi, si possono tuttavia porre sul tavolo. Partiamo da un assunto indiscutibile: siamo tutti disorientati e questo comporta uno stravolgimento delle abitudini e l’adozione di nuovi modelli di scelta.

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Fidelizzare il cliente in 5 mosse

A partire dall’ultimo decennio, per rispondere all’evoluzione dei modelli comportamentali dei consumatori e per rispondere più puntualmente alle loro richieste, è radicalmente mutato il modo di intendere il rapporto azienda-cliente e si è affermato il concetto di “marketing relazionale”.

Questa tendenza basa la sua logica sulla bidirezionalità del rapporto: oggi si presta sempre più attenzione alle considerazioni dei clienti e, di conseguenza, devono essere messi a sua disposizione i mezzi di comunicazione più idonei affinché possa liberamente esprimere bisogni e critiche.

Facendo leva sull’utilizzo di tecniche di marketing diretto – mailing e telemarketing in primis – il marketing relazionale ha ricevuto grande impulso dallo sviluppo della Rete Internet. Il Web, infatti, quale mezzo di comunicazione interattiva, sembra essere lo strumento ideale per il corretto funzionamento delle logiche sottostanti l’approccio relazionale.

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