Lam= DeTr+Co       

By | 26 novembre 2016

motivazioneApplichiamo le leggi della fisica alla vendita con una formula infallibile per …l’insuccesso:

LAMENTELA = DEMOTIVAZIONE E TRISTEZZA+CONTAGIOSA

Sento a volte, troppo spesso, venditori che si lamentano. Della crisi, della propria azienda, dei prodotti, del ritardo delle consegne, dei clienti esigenti, della fatica a farsi pagare, del traffico, del Governo, dell’invasione dei marziani, ecc.

A che serve lamentarsi? A nulla, solo a stare peggio. Qualcuna di queste affermazioni sarà anche vera, ma si generano due enormi problemi che si ripercuotono inevitabilmente sulle vendite.

  1. La lamentela tende a deprimere lo stato d’animo, a generare insoddisfazione, a creare una sorta di atteggiamento mentale triste e perdente. Fa passare la voglia di agire, toglie forza ed energia. E la colpa è sempre …del resto del mondo, sono gli altri quelli brutti e cattivi. Si bloccano la corretta analisi della situazione, la autocritica e la ricerca di soluzioni. Io chiamo questa situazione il “suicidio del fatturato”, che per chi fa della vendita la propria professione non è certo il massimo

  2. La lamentela inizialmente sembra attecchire nelle relazioni personali, ci fa sentire “vittime” di forze superiori a noi e suscita negli altri un atteggiamento protettivo, spesso condivisa seguendo il detto popolare “mal comune, mezzo gaudio”. Premesso che chi ha inventato questo proverbio meriterebbe da noi posteri il marchio di infamia, forse all’inizio le persone si assoceranno alla nostra lamentela, ma solo per non contraddirci. Poi entreranno anche loro in una sorta di aura di tristezza che li allontanerà dal fare acquisti. Chi compra, ha dentro di sé una voglia di azione, un desiderio di cambiare in meglio qualcosa dalla propria vita o del proprio lavoro. Questo fa a cazzotti con la depressione contagiosa di un venditore lamentoso.

Cosa fare? Intanto usiamo un’altra formula matematica:

ATTEGGIAMENTO POSITIVO E RIVOLTO ALL’AZIONE = SUCCESSO E FATTURATO IN CRESCITA

La prima cosa da fare è non diventare un S.I.N.A.P. Con questo acronimo intendo i Soggetti ad Influenza Negativa Altre Persone. Sono quelle persone che hanno come abitudine o forma mentis o, peggio, come unico scopo nella vita, il rovinarla agli altri. Sono dei lamentosi seriali che gettano quintalate di negatività nella vita degli altri. Evita quindi questo atteggiamento, assumi un atteggiamento positivo, determinato e sorridente.

La seconda cosa da fare è di frequentare gente positiva ed evitare come la peste i SINAP che ti circondano. Attento: possono essere colleghi, parenti e amici che non fanno altro che diminuire letteralmente la tua energia.

Se puoi, taglia i ponti con alcuni di loro, falli uscire dalla tua vita. Abbastanza facile con le conoscenze occasionali o con persone che non frequenti spesso o direttamente. Più difficile, se non impossibile, con amici e parenti stretti. In tal caso, cerca comunque di evitare le occasioni di incontro: tieni presente che sono sempre pronti a vomitarti addosso sfighe e negatività del mondo. Se sono parenti stretti o colleghi “fianco a fianco” e non puoi evitarli, è importante che tu faccia capire a loro, con diplomatica fermezza, che le tue orecchie non sono bidoni della spazzatura e che la loro immondizia la versino altrove. Sei disposto a creare con loro ottimi rapporti imperniati alla azione e alla positività, a trascorrere bei momenti con loro. Ma anche ad ascoltare le loro confidenze e le loro VERE avversità, per aiutarli a superare dei momenti difficili. Sarai un modello per loro, un esempio vivente di come si affrontano le avversità.

Assumere questo atteggiamento vincente richiederà un po’ di tempo, costanza e, statene certi, anche alcune critiche o contrasti da parte dei SINAP. Ma è la loro normale reazione al cambiamento: chi di loro non cambierà, diminuirà i rapporti con te; chi invece cambierà, te ne sarà grato per sempre. C’est la vie….



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